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Sabto 26 novembre 2016 ore 14.00 Piazza della Repubblica

Manifestazione in occasione della giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne.

Inserita il 22/11/2016


Lei Può - Roma 18-10-2016

Incontro sul tema della riforma costituzionale presso il CIFE (Centro italiano di formazione europea)

Inserita il 18/10/2016


EUDIF ITALIA in convenzione con l’Università La Sapienza di Roma offre opportunità di tirocinio e stage a giovani ragazze e ragazzi laureandi o neo-laureati nelle Aree Comunicazione e Sociologia.

Inserita il 15/06/2016


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Inserita il 30/05/2016


Settant'anni dal voto alle donne italiane


Quest’anno si è avuta la ricorrenza del 70esimo anniversario del voto alle donne italiane. Per celebrare questa ricorrenza, presso la Camera dei Deputati, è in corso una mostra dal titolo “Vo(l)to di donna”.

La mostra, tuttora in corso fino al 18 gennaio 2017 presso la Sala della Regina, è promossa dalla Fondazione Bellisario, dalla Fondazione Nilde Iotti, dall’Associazione culturale ArtisticaMente e vanta il contributo di Enel, della Banca d’Italia e della Fondazione Bracco. È stata inaugurata il primo dicembre dalla Presidente della Camera Laura Boldrini, che ha definito la rassegna “un grande omaggio all’impegno femminile”.

La mostra si divide in tre sezioni con 80 opere totali. La prima si intitola “nell’ombra della storia, corpi femminili, sguardi maschili” e si divide in periodi storici che vanno dal 1861, anno dell’Unità d’Italia, ai nostri giorni. Presenta opere di uomini che hanno fatto della donna un’opera della propria arte. Tra questi ricordiamo Giacomo Balla, Giorgio de Chirico, Giacomo Manzù, Pino Pascali, Alberto Savinio, Mario Sironi ed altri.

La seconda porta il titolo “Alice oltre lo specchio: la donna nell’arte da oggetto a soggetto”. Vede come protagoniste coloro che, con la loro personalità e il loro carisma, hanno trasformato il panorama artistico dal Novecento fino ai nostri giorni. Solo per citarne alcune: Carla Accardi, Marilù Eustachio, Paola Gandolfi, Grazia Toderi, Antonietta Raphaël Mafai.

Infine, la terza sezione dal titolo “Arte come emancipazione e libertà: le “nuove italiane”, è dedicata a sedici artiste internazionali scelte per il contributo dato sia da un punto di vista socio-politico sia da un punto di vista lavorativo. Sono donne provenienti da tutte le parti del mondo come Australia, Sudan, Libia, Cina, Giappone, Stati Uniti d’America, Georgia, Senegal, Germania, Venezuela, Spagna, Ucraina, Iran, Argentina e Tunisia.

L’Italia è stata uno degli ultimi stati europei a veder riconosciuto il diritto di voto femminile. Mentre durante la Prima Guerra Mondiale le donne ricoprirono quasi unicamente il ruolo di “madri e mogli”, durante il secondo conflitto iniziarono a prendere parte alla sfera pubblica, a partire dalla partecipazione alla resistenza contro il nazi-fascismo. Anche grazie a ciò che si videro riconoscere il diritto di rappresentanza politica. Al termine del conflitto, quando il 2 giugno del 1946 donne e uomini furono chiamati a votare per il referendum, furono 21 le donne elette per prendere parte alla stesura della Costituzione (le ritroviamo nell’immagine a lato). Nello specifico, 9 erano della Democrazia Cristiana, 9 del Partito Comunista, 2 del Partito Socialista e una dell’Uomo Qualunque. All’interno della Sala della Regina sono presenti dei ritratti con tutte e 21 le donne elette. Fu talmente una conquista sentita che l’affluenza alle urne fu tra le più alte registrate e non solo perché erano numericamente superiori gli aventi diritto: pari all’80% circa degli aventi diritto con ben 12.998.131 donne e 11.946.056 uomini che si recarono a votare. Dalle testimonianze che sono state raccolte, molte di loro lo ricordano come “un giorno bellissimo”. Alcune di esse avevano paura di sbagliare, altre invece avevano acquisito la consapevolezza del fatto che il loro voto avrebbe contribuito a cambiare il paese.

Anche se le elette erano “solo” il 3,7%, rappresentarono comunque un’importante conquista rispetto a tutto ciò che era stato nel passato. Nello stesso anno, a parità di diritti politici, non si sono eguagliati i diritti civili in quanto molti arrivarono solo dagli anni ’50 in poi. A questo proposito ricordiamo la tutela delle lavoratrici madri (1950), l’ingresso delle donne nell’amministrazione della giustizia (1956), il divieto di licenziamento per matrimonio (1963), l’abolizione del reato d’adulterio (1968) e del delitto d’onore (1981), la legge sul divorzio (1970), il nuovo diritto di famiglia (1975), e l’aborto (1978).

Nonostante ciò, a distanza di 70 anni, sono ancora 20 i punti percentuali che dividono i tassi di occupazione tra donne e uomini. Oltre a valutare i punti percentuali bisogna chiedersi anche che genere di ruoli ricoprono le donne. Ad esempio, all’interno delle istituzioni, ad esse sono affidate deleghe riguardo temi quali la famiglia, l’assistenza e l’istruzione: temi considerati “femminili”, mentre scarsa è la rappresentanza in ruoli economici. Ad oggi, come fa notare anche la mostra - inserendo cornici a specchio su una delle pareti della Sala della Regina-, non è neanche mai stata eletta una donna in veste di Presidente della Repubblica e Presidente del Consiglio dei Ministri.

A conclusione si può tranquillamente affermare che la mostra può essere d’interesse per chi, in modo leggero perché attraverso fotografie e ritratti, vuole ripercorrere l’ultimo secolo di storia con le personalità femminili di maggior rilievo del nostro panorama artistico, estetico e socio-politico.

                                                   

Marzia Formisano




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