|
Donne al vertice e successo d'impresa |
||
|
“Ho un sogno... che mia figlia ricercatrice all’estero possa ritornare in patria, che la ricerca possa essere sviluppata in Italia e che i nostri cervelli non vadano ad arricchire altri paesi”. Con queste parole, Maria Grazia de Angelis presidente Aislo ( Associazione Italiana di studio del lavoro per lo sviluppo organizzato) ha chiuso il suo intervento al convegno “Donne al vertice e successo d’impresa” tenutosi il 26 maggio a Palazzo Grassi a Roma. Nel nostro Paese l’occupazione e la leadership femminili non decollano. Da noi lavora solo il 46% delle donne e la percentuale di partecipazione “rosa” ai vertici delle società è del solo 4% contro una media europea dell’11% e con un picco in Norvegia del 41% (grazie anche a una legge ad hoc). Eppure in Italia la novità che emerge da una ricerca condotta dalla società leader nel settore della business information Cerved sulle donne manager, è un’altra: le imprese guidate dalle donne vanno meglio rispetto alle altre, accrescono più velocemente i ricavi, generano più profitti e sono meno rischiose. Studi recenti hanno dimostrato che le banche applicano tassi d’interesse maggiori alle imprenditrici, senza che questo sia giustificato da un diverso profilo di rischio delle donne rispetto agli uomini. I dati di Cerved sulle società di capitale confermano che la rischiosità delle imprese a guida femminile non è affatto superiore rispetto alle altre e, anzi, sembrano evidenziare l’esistenza di un vero e proprio “D factor”: nonostante siano imprese più piccole, le aziende con una donna come top manager hanno accresciuto più velocemente i ricavi, generato più margini lordi, chiuso più frequentemente l’esercizio in utile. Evidenze empiriche suggeriscono anche che, quando le donne sono in maggioranza nel Cda, si riduce il rischio di default. Tuttavia le imprese in cui il potere è in mani femminili sono una rarità: i consigli d’amministrazione con una maggioranza femminile, o quelli costituiti da sole donne, rappresentano infatti un’esigua minoranza nel panorama della società di capitale italiane. E a conti fatti, anche queste donne che raggiungono il vertice sono spesso pagate meno dei loro colleghi uomini. Il grave momento di crisi della finanza che ha obbligato a rivalutare la retribuzione di alcuni esponenti ai vertici aziendali, potrebbe essere dunque un’ottima occasione per rivalutare le competenze e, sempre in un’ottica meritocratica, realizzare anche una maggior uguaglianza retributiva di genere. È la stessa Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) a proporre alcuni interventi volti a supportare le donne nel processo di raggiungimento dei vertici aziendali, come ad esempio la definizione di obiettivi specifici per donne manager, garanzie di politiche di lavoro family-friendly e la realizzazione di programmi di sviluppo professionale. Sara Lillo |
||