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Donne del 900

Patrizia Carrano parla di Anna Magnani

Roma. Galleria Nazionele di Arte Moderna

Inserita il 12/07/2017


Sabto 26 novembre 2016 ore 14.00 Piazza della Repubblica

Manifestazione in occasione della giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne.

Inserita il 22/11/2016


EUDIF ITALIA in convenzione con l’Università La Sapienza di Roma offre opportunità di tirocinio e stage a giovani ragazze e ragazzi laureandi o neo-laureati nelle Aree Comunicazione e Sociologia.

Inserita il 15/06/2016


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Inserita il 30/05/2016


La violenza contro le donne: una prospettiva multiculturale


Si dibatte ormai sempre più spesso della questione della violenza domestica e prima ancora quella di genere ma  forse ancora poco se ne parla in relazione alla questione che lega il fenomeno della violenza alle diverse culture sul nostro territorio.

Nonostante sia un fenomento trasversale alle culture e a-storico, come direbbe il sociologo Pierre Bourdieu (1998), la violenza si declina diversamente in base alle culture di appartenenza e si modifica anche rispetto alle tradizioni religiose o sociali.

La condizione della donna in paesi diversi diventa dunque anche una possibile chiave di lettura del fenomeno della violenza, fungendo da emblema del potere e del patriarcato.

Renata Pepicelli (2009) parlando della questione delle donne nei paesi del Mediterraneo sottolinea che che “la questione dei diritti delle donne che abitano in Egitto, piuttosto che in Tunisia o Marocco, così come di quelle che hanno lasciato questi paesi per emigrare in Europa, è oggi espressione paradigmatica di quell’ampio dibattito sui diritti umani all'interno del quale si giocano le interconnessioni e i conflitti tra locale e globale, si giustificano e si fanno guerre, si rivendicano identità oppositive e contrastanti”. D’altronde come Seyla Benhabib (2005) scrive: “Da quando le società e le culture umane hanno interagito e si sono confrontate tra loro, la condizione delle donne e dei bambini e dei rituali del sesso, del matrimonio e della morte hanno occupato un posto speciale nelle interpretazioni interculturali”. Da sempre figure simbolico-culturali in cui le società inscrivono il loro sistema morale, le donne sono tornate ad essere custodi e simbolo delle comunità a cui appartengono, campo di battaglia e ricompensa finale di scontri identitari e territoriali.

Certamente le donne europee hanno iniziato il loro percorso verso l’emancipazione molto prima delle donne tunisine o egiziane o marocchine, ma non sempre e non in ogni sfera della vita questa affermazione potrebbe essere reale.

L’emancipazione femminile in Europa affonda le sue radici nelle prime battaglie sul piano civile e politico avvenute negli anni della Rivoluzione Francese, quando per la prima volta le donne, spinte soprattutto dal desiderio di uguaglianza politica e culturale, iniziarono a combattere per la libertà e la parità di diritti, partendo da diritti fondamentali come il voto; un diritto che otterranno, almeno in Europa e in Italia, solo molto più tardi e ancora dopo nei paesi arabi come l’Egitto, la Tunisia o il Marocco si avranno con qualche anno di ritardo.

Anche sul fronte dei diritti delle donne ci sono ancora molti passi da compiere  per alcuni paesi del mondo arabo-musulmano come l’Egitto che ancora nel 2013 una ricerca condotta da Reuteres su 22 paesi del mondo arabo si posiziona all’ultimo posto in classifica per condizioni e diritti delle donne. Qui come in molti altri paesi arabi la svolta cercata dalle “primavera arabe” non è arrivata e le donne non hanno di fatto beneficiato della “fine” dei regimi, e si ritrovano ancora a fare i conti con discriminazioni, molestie sessuali e aumento di instabilità sociale.

Pensiamo ad esempio al problema delle mutilazioni genitali femminili: ancora in ventotto paesi dell’Africa subshariana si ricorre alla mutilazione dei genitali femminili per motivi non terapeutici: nel maggio 2014 un medico colpevole di aver ucciso una ragazza di tredici anni in seguito a un intervento di mutilazione dei genitali fu processato per la prima volta nella storia in Egitto.

Il 5 febbraio 2013 in Italia è stata lanciata la petizione “Stop alle Mutilazioni Genitali” da parte di due associazioni onlus, Plan Italia e Nosotras, che lavorano per la difesa dei bambini e le donne, per chiedere al governo di impegnarsi contro questa pratica anche nel paese.

Nonostante ciò, in ogni paese del mondo ancora oggi siamo lontani dalla conquista della parità tra uomini e donne. In generale sembra che sia proprio la condizione femminile sui diritti delle donne ad essere messa ancora in discussione.

Insomma, sembra che il mondo ancora stenti a diventare a misura di donna, se ad esempio possiamo inneggiare a conquiste come la legge contro la violenza sessuale in Egitto, ancora il  traguardo della parità o comunque della non discriminazione sembra lontano. C’è molto da fare sul campo del lavoro al femminile, la violenza contro le donne e soprattutto quella domestica è un dramma che stenta a morire.

La questione appare ancor più complessa se si para nello specifico della violenza  che affonda le sue fondamenta proprio nella cultura patriarcale e nella divisione dei ruoli o del concetto di genere. Non si possono neanche sottovalutare le trasformazioni sociali e come esse si incontrano e si scontrano con le trasformazioni dei ruoli di genere (Bourdieu, 1999; De Beauvoir, 2002) che hanno investito negli ultimi decenni uomini e donne nella nostra cosiddetta società liquida (Bauman, 2004).

Occorre, dunque, ampliare la prospettiva e pensare a una visione del fenomeno come quella proposta nel testo Il Dominio Maschile da Pierre Bourdieu in cui è proprio nell'universo simbolico del sociale che si creano i meccanismi della violenza di genere, tanto da presentare tratti transculturali e de-storicizzati. Questo fa supporre che il ‘virus’ della violenza risieda allora proprio nel sistema sociale e nelle istituzioni che lo regolano (la Chiesa, la famiglia, l'istruzione).

Se si guarda ai numeri si nota immediatamente che ad esempio nel mondo in più di 100 paesi manca una legislazione contro la violenza sulle donne. Non solo, la violenza contro le donne esiste ovunque e da sempre, in ogni epoca, ma anche l’omicidio delle donne da qualche tempo definito in termini mediatici “femminicidio” è una costante delle cronache di ogni paese del mondo.

Si pensi che si stima che circa il 38% delle donne nel mondo sia stata vittima di femminicidio, per mano del proprio partner e In Europa 7 donne ogni giorno sono uccise dai loro mariti, partner, fidanzati o ex-partner.

Desta ancor più sconcerto il dato forse che riguarda le molestie sessuali: nel mondo, 150 milioni di bambine e giovani donne (under 18) sono vittime di violenza fisica e sessuale.

Nel 2007, l’anno in cui per la prima volta l’Istat in Italia pubblicò un Dossier statistico sulla Sicurezza dei cittadini occupandosi nello specifico di violenza sulle donne, emergeva ad esempio che nel paese 6 milioni 743 mila le donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita (il 31,9% della classe di età considerata).

Tra i dati che riteniamo più rilevanti ad esempio il fatto che nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate. Il sommerso è elevatissimo e raggiunge circa il 96% delle violenze da un non partner e il 93% di quelle da partner. Anche nel caso degli stupri la quasi totalità non è denunciata (91,6%). È consistente la quota di donne che non parla con nessuno delle violenze subite (33,9% per quelle subite dal partner e 24% per quelle da non partner).

Questo testimonia ancora un retaggio culturale che stenta a far uscire dalle mura domestiche le violenze.

Tuttavia nel dossier del 2007 ancora non era presente la quota delle donne immigrate in Italia che subiscono violenza all’interno delle mura domestiche. Il dato appare soltanto nel secondo rapporto dell’istituto di ricerca pubblicato nel giugno 2015.

Le donne italiane che subiscono violenza risultano ancora  6 milioni e 788 mila, mentre le donne straniere hanno subìto violenza fisica o sessuale in misura simile alle italiane nel corso della vita (31,3% e 31,5%). La violenza fisica è più frequente fra le straniere (25,7% contro 19,6%), mentre quella sessuale più tra le italiane (21,5% contro 16,2%). Le straniere sono molto più soggette a stupri e tentati stupri (7,7% contro 5,1%). Le donne moldave (37,3%), rumene (33,9%) e ucraine (33,2%) subiscono più violenze.

È interessante considerare la percentuale rispetto alle prime sei cittadinanze di straniere residenti in Italia. Le donne che hanno subìto più violenze sono le donne moldave (37,3%), rumene (33,9%) e ucraine (33,2%). Seguono le donne marocchine (21,7%), albanesi (18,8%) e cinesi (16,4%).

La violenza fisica è più frequente di quella sessuale per tutte le cittadinanze straniere, in controtendenza rispetto a quanto rilevato per quella italiana, che presenta una maggiore incidenza di violenze sessuali, attribuibile in massima parte alla elevata percentuale di molestie. Gli stupri e i tentanti stupri sono molto più frequenti tra le donne moldave (11,7%).

Molto interessante l’analisi per tipo di autore della violenza. Le donne cinesi presentano, alla stregua delle italiane, una prevalenza di violenza da uomini diversi dal partner, mentre per le altre straniere sono più frequenti le violenze da partner attuale o passato. 

In generale c’è ancora molta strada da percorrere per le donne che vivono il drama della violenza. Bisognerà riempire quelle gravi lacune del diritto, che rendono iniqua la legge e, visto che purtroppo sono quasi sempre le donne le vittime di questa iniquità e sono i rapporti patriarcali a rafforzarsi, sono le donne ad avere un ruolo chiave in questa lotta. Ancora oggi le donne sono costrette a combattere per vedere riconosciuti i loro diritti, a volte anche quelli più elementari. Solo le donne possono dare il giusto impulso a questa nuova e speriamo definitiva stagione di conquiste, in modo tale che un giorno sia per tutti ed ovunque chiaro che le culture che le discriminano, in maniera formale o dichiarata, non meritano ascolto, spazio, asilo, né tanto meno diritti speciali.

 

 Eugenia Porro

 




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