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Roma,
5 febbraio 2006. Si è
svolta ieri, presso la sala congressi della Casa
Internazionale della donne, il convegno-dibattito sul problema della rappresentanza
politica delle donne. A pochi mesi dalle
elezioni politiche di aprile, le presidenti
delle diverse Commissioni, Consulte e Centri per
le pari opportunità regionali si sono alternate
con i rappresentanti di alcuni partiti politici
per fare il quadro della situazione femminile in
Parlamento.
A
quanto sembra, a 60 anni dal diritto di voto
alle donne ( e 59 dal diritto delle donne ad
essere elette!) le cose non sono cambiate: le
donne non erano presenti nelle posizioni di
potere allora e non lo sono ancora oggi.
In un paese che si proclama democratico, la
classe politica, che dovrebbe rispecchiare e
rappresentare la composizione della popolazione,
risulta tutt'altro che rappresentativa. Chiara
Valentini, giornalista affermata e moderatrice
del convegno, ha parlato, a questo proposito, di
"democrazia del 10%". Perchè, ad oggi,
questa è la percentuale di donne presenti alla
Camera dei deputati (ancor minore la presenza
femminile al Senato della Repubblica). Una
situazione di completa distorsione di fronte
alla composizione della popolazione italiana,
che vede un quasi perfetto equilibrio tra uomini
e donne.
La domanda a questo punto nasce spontanea: dopo
così tanti anni di dure lotte e di poche
conquiste, in che cosa abbiamo sbagliato?
Una risposta potrebbe essere quella data dalla
Vice presidente della Commissione Nazionale per
le pari opportunità, Lùcia Borgia: abbiamo
sbagliato nel continuare a dire che "non era una
questione di potere, ma di diritti". Invece
NO: la nostra è una questione innanzitutto di
potere e poi anche di diritti.
E' necessario perciò realizzare una sorta di
"Operazione Verità", che ci permetta di
ottenere, non solo una rappresentanza ben più
ampia di quella odierna, ma soprattutto di avere
accesso alle posizioni di potere, sfondando
finalmente quel "tetto di cristallo" che sempre
ci ha separate dai luoghi della decisione e del
potere.
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